L’importanza dello studio preliminare per un restauro a regola d’arte

Prima di addentrarci nello studio preliminare, oggetto di questo articolo, occorre a mio avviso chiarire cosa si intende per un restauro di un veicolo a motore. Questo perché svariati e di varia entità sono gli interventi cui questi sono sottoposti durante la loro vita.

L’obiettivo del restauro

Il restauro, ed è bene precisarlo, è quella operazione tendente a ricondurre il veicolo che ne è oggetto alle sue condizioni da nuovo. Con questo concetto bene in mente si capisce che le condizioni di partenza, più o meno deteriorate, avranno influenza solamente sul suo costo finale, e non su quanto dirò a proposito della sua preparazione.

Vi è poi un altro aspetto estremamente importante del restauro, quasi sempre sottovalutato a causa della scarsa preparazione di molti committenti, ovvero quello del risultato finale. Sembra una considerazione lapalissiana, ma si capisce che così non è quando sottolineo che sarebbe importante evitare quell’over restoring. A causa sua, auto anni ’50, ’60 e, alle volte anche anni ’30, presentano verniciature di una lucentezza tale da fare impallidire un’auto nuova. All’interno invece pelli di morbidezza adatta a dei mocassini di lusso prendono il posto di quelle rigide dell’epoca.

Per non parlare delle cromature, che ormai universalmente imperversano anche dove erano previste le meno accecanti nichelature. Parto in qualche modo dalla fine, ma mi pare imprescindibile, sotto questo aspetto, che chi si accinge ad affrontare un restauro si faccia consigliare da artigiani di provata esperienza, e da riconosciuti esperti della Marca. Soprattutto poi non si faccia comunque di testa propria: cosa del tutto lecita ma culturalmente sbagliata.

In primis materiali e tecniche, per quanto possibile dell’epoca. Sono quelli da usare anche se potranno essere più delicati, o dai risultati meno spettacolari a prima vista. Emblematico il caso della verniciatura metallizzata dei veicoli ante ’70 del secolo scorso. Sono sicuro che quasi nessuno dei lettori più giovani ha la contezza di come appariva a quei tempi. Se pure è vero che oggi quelle vernici sono fuori legge lo è parimenti che, con alcune accortezze a livello di stesura del trasparente di protezione (ridotto al minimo) e di finitura, si può evitare di arrivare all’effetto “caramella bagnata” che spesso si vede oggi.

Cercare fonti attendibili per uno studio preliminare

Ma ancor prima vi è quanto anticipato dal titolo. Ovvero tutto l’aspetto della ricerca, più o meno agevole a seconda della diffusione del modello e della letteratura disponibile su di esso, ma sempre di grande interesse per l’appassionato. Una letteratura che dovrebbe essere il più possibile vicina al periodo di commercializzazione del veicolo da restaurare! Mi riferisco essenzialmente a brochure e riviste dell’epoca, che rappresentano la fonte più affidabile per individuare i molti particolari cui fare riferimento.

Esistono anche opere monografiche attuali su tutti i modelli più diffusi. In questo caso occorre procedere con cautela, con continui riscontri, per evitare di incappare in errori che ormai sono diventati endemici. Tipico il caso della Fiat 508 “Balilla”, della quale non si riesce a trovare un’esemplare conforme alle origini neanche per caso. Eppure non dovrebbe essere impossibile munirsi dei cataloghi di vendita e delle vecchie riviste ove essa era fotografata, tutti reperibili nei mercatini più frequentati od anche in rete, ed agire di conseguenza.

E invece no! Si procede per analogia con quanto già fatto e visto, ed il rispetto dell’originalità va a farsi benedire, con grave danno per la storia dell’automobile.

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