I carrozzieri che hanno fatto la storia: Bertone

L’inizio della storia

Giovanni Bertone iniziò a costruire e riparare carrozze nel 1921 in via Villarbasse, 12 a Torino. Primo telaio automobilistico da lui carrozzato: uno SPA 9000 Sport nel 1921.

Dopo un lungo periodo trascorso producendo carrozzerie per la SPA e per la Lancia, nel 1934 la carrozzeria Bertone approdò in Corso Peschiera, 251. Fu il periodo nel quale entrò in Azienda il figlio Giuseppe, detto “Nuccio”, un ventenne destinato a far parlare molto di sé.

In quell’anno, al Salone di Milano, la Bertone espose per la prima volta una carrozzeria firmata con quella ‘B’ stilizzata che in seguito avrebbe adornato auto tra le più belle del mondo. Si trattava di una Fiat Ardita a sei cilindri denominata “Superaerodinamica”, dalla forma particolarmente filante.

Fu l’inizio di un periodo di alto artigianato destinato ad una clientela facoltosa, desiderosa di avere per sé un esemplare unico, pur se allestito su telaio di serie. La svolta avvenne nel 1954 con l’Alfa Romeo Giulietta Sprint, non disegnata  da Bertone (l’autore fu Giuseppe Scarnati del Centro Stile Alfa Romeo) ma da lui prodotta. Fu quel modello, dal successo strepitoso ed inaspettato, che determinò la trasformazione della Bertone in una vera e propria industria.

L’inizio di una nuova epoca

Si inaugurò così nel 1961 un nuovo stabilimento a Grugliasco (TO), e si incominciarono ad “allevare” talenti che hanno fatto la storia dell’auto. Inoltre hanno aumentato esponenzialmente la creatività della Carrozzeria, tanto da totalizzare nel solo periodo dal 1965 al 1972, circa seicento progetti, suddivisi tra “concept” e quelli poi prodotti in serie.

Il primo tra questi Artisti, in ordine di tempo, fu Franco Scaglione, di cui voglio ricordare l’ Alfa Romeo Giulietta SS del 1956 e la NSU Prinz Sport del 1958. Tra le “concept” le strepitose Alfa Romeo B.A.T. 5,7 e 9 degli anni 1953 – ’55 oggi proprietà di un collezionista giapponese.

Dal 1959 subentrò Giorgetto Giugiaro che debuttò con l’Alfa Romeo 2000 Sprint. Seguirono l’ASA 1000 GT del 1962, l’Alfa Romeo Giulia Sprint GT del 1963, la ISO Grifo del 1964 e la Fiat 850 Spider del 1965. Tra le “concept” da ricordare la Chevrolet Corvair Testudo del 1963 e l’Alfa Romeo Giulia TZ Canguro del 1964.

La fase di Marcello Gandini

È a questo punto, quando la Bertone è già nella storia dell’auto, che per lei si apre la fase più spettacolare con Marcello Gandini. Si inizia con la Lamborghini Miura del 1966 per proseguire con la Espada nel 1968, la Urraco e la Jarama nel 1970 e la Countach nel 1971. Nel frattempo debuttano l’Alfa Romeo Montreal nel 1968 e l’Iso Rivolta Lele nel 1969. Prosegue poi con la Maserati Khamsin e la Fiat X1/9 nel 1972; la Dino GT4 del 1973; Lancia Stratos, Innocenti 90/120 e Audi 50 nel 1974. Tutte auto che hanno fatto la storia.

Ma è con le “concept” che la firma Bertone by Gandini raggiunge livelli pirotecnici. Si comincia con la Lamborghini Marzal nel 1967, per continuare con l’Alfa Romeo 33 Carabo del 1968, la Lancia Stratos Zero del 1970, la Lamborghini Bravo del 1974. Inoltre la Ferrari 308 Rainbow e l’Alfa Romeo 33 Navajo del 1976, la Lancia Stratos Sibilo del 1978 e la Lamborghini Athon del 1980.

Ho lasciato per ultima la BMW 2002 Tii Garmish del 1970. La Casa infatti la ritenne un modello talmente importante nella storia del proprio stile che, andata perduta l’originale, in questo periodo ne ha commissionato la costruzione di una copia.

Bertone dalla fine degli anni ’70

Nel 1979 era entrato in Bertone l’ultimo designer dei tempi d’oro, Marc Deschamps. È l’autore dell’elegantissima Volvo 780, e della trasformazione in cabriolet di Fiat Ritmo ed Opel Kadett/Astra. Peraltro è artefice della Citroën XM, una vettura personale di Nuccio per molti anni. Progetti geniali anche tra i “concept”. Basti pensare al monovolume Lamborghini Genesis del 1988 motorizzato Countach quattrovalvole, alla Chevrolet Corvette Ramarro del 1984 e la Lotus Esprit Emotion del 1991, sulla quale venne “riciclata” la carrozzeria pensata per la Bugatti EB110.

Ultimo Artista alle dirette dipendenze di Nuccio Bertone è Luciano D’Ambrosio, che ha rischiato di non vedere riconosciuto il suo eccezionale talento. Questo a causa della progressiva perdita d’importanza del settore carrozziero nel mondo dell’automobile. La sua produzione fu per questo numericamente più limitata, ma con due colpi di genio che, da soli, lo hanno promosso d’ufficio nel Gotha del settore. La Alfa Romeo Bella (di nome e di fatto) su meccanica 166 nel 1999 e, quattro anni prima, la Lancia Kappa Coupé Kayak, una delle più belle automobili di tutti i tempi.

La fine di un’azienda e la consacrazione a mito

Dopo la morte di Nuccio Bertone nel 1997, il declino di questa Azienda subì, per una serie di svariati fattori negativi concomitanti, una forte accelerazione. Ciò portò all’amministrazione controllata nel 2008 e, nel 2014, al fallimento.

Fortunatamente le “concept” citate non sono andate perdute. Alcune sono state aggiudicate all’asta a Villa d’Este nel 2011, ed il rimanente della Collezione è stata acquisita dall’Automotoclub Storico Italiano nel 2015. Oggi è esposta a Volandia preso Somma Lombardo (VA) ma presto tornerà a Torino.

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