Le auto del cinema – Aurelia B24 Spider “Il sorpasso”

Siamo a Roma, anno 1962, è Ferragosto. Vittorio Gassman è Bruno Cortona, dinamico uomo di mezza età. Seduttore incallito di bell’aspetto e amante delle vetture sportive, è alla ricerca di un pacchetto di sigarette. S’imbatte nel giovane Roberto Mariani – impersonato da Jean-Louis Trintignant – studente di Giurisprudenza rimasto ad agosto nella Capitale, oramai deserta, per preparare alcuni esami. Bruno chiede a Roberto il favore di effettuare una telefonata da casa sua, e poco dopo lo invita a fare un giro sulla sua Aurelia B24 Spider. Lo studente accetta e poco dopo i due salgono a bordo e sfrecciano lungo la via Aurelia, dove approfondiscono la reciproca conoscenza. Bruno ne approfitta per far conoscere a Roberto la sua ex moglie e la figlia. L’amicizia tra i due uomini si fa sempre più forte, nonostante una certa diffidenza da parte dello studente, molto timido e forse poco esperto della vita. Le sequenze in auto si susseguono rapide, così come la condotta di guida di Bruno, spesso e volentieri accompagnata dal celeberrimo clacson tritonale. L’epilogo di questa amicizia casuale, come tutti bene sappiamo, sarà alquanto tragico.

Dallo schermo alla realtà

Il regista Dino Risi sceglie questa vettura perché riflette un simbolismo radicale ben definito. L’Aurelia B24 Spider rappresentava allora il prototipo di un’idea di eleganza e raffinatezza che presto si trasformò nell’ideale dell’automobile aggressiva e prepotente. La fiancata destra mostra ancora le lavorazioni di un carrozziere non ancora riverniciate, cicatrici che testimoniano le battaglie sostenute dall’auto e dal suo pilota. Il Sorpasso incarna quella fiducia nel miracolo economico che con il passare del tempo andrà esaurendosi in Italia, lasciando il posto a una società contraddittoria, dove opportunismo e finti valori morali diventeranno leva per l’agognato benessere sociale.

Un’auto e i suoi numeri

La Lancia Aurelia B24 è una delle spider più belle di sempre. Debutta nel 1954, quando il Centro Stile Pininfarina declina le già meravigliose linee dell’Aurelia B20 GT – berlinetta sia esteticamente che tecnicamente molto raffinata – in un capolavoro altrettanto elegante e pronto per esser guidato con il vento tra i capelli. Il telaio della B20 viene accorciato e il sei cilindri di 2451 cm³ da 118 cavalli subisce qualche piccola modifica adeguandosi ad un vano motore più basso. A curarne la meccanica e progettale ci pensano gli ingegneri Gianni Lancia, Carlo De Virgilio e Vittorio Jano. Monta un cambio a quattro marce, raggiunge e supera i 180 km/h. In Italia il suo prezzo di due milioni e ottocentomila lire è per i più quasi proibitivo. Sul mercato Nordamericano la vettura – depotenziata e modificata con una barra orizzontale tra i paracolpi angolati del paraurti anteriore – costa circa 5500 dollari, 2000 in più di una Corvette e 1000 in più di una Jaguar XK140. Nonostante ciò, riscuote un grande successo anche se numericamente poco significativo.

Tra il 1955 e il 1958 se ne producono 761 esemplari: 240 per la prima serie, 150 per la seconda e 371 per la terza. Oggi, anche per merito del film che l’ha resa immortale, il suo valore supera abbondantemente il milione di euro.

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