Le auto del cinema – Volvo P1800 S “Il Santo”

Simon Templar è detto il Santo per via del biglietto da visita con un omino stilizzato con l’aureola, che puntualmente lascia sul luogo delle sue imprese. È un eroe alternativo, una specie di Robin Hood che aiuta chi non viene protetto dalle forze di polizia convenzionali. Spesso usa metodi piuttosto insoliti, dove truffa malviventi per salvare belle donne da violenti criminali, in barba a Scotland Yard. Il Santo è impersonato da Roger Moore che, circa dieci anni dopo, diventerà il più longevo James Bond sul grande schermo. Le sue mani stringono il volante di una Volvo non comune…



		

L’auto giusta per il personaggio giusto

Sebbene nel romanzo Meet the Tiger! di Leslie Charteris (da cui la fortunata serie TV britannica prende ispirazione) Templar guidi una una potente vettura di fantasia chiamata The Hirondel, la produzione decide di utilizzare un’auto reale. Propone quindi sia alla Volvo che alla Jaguar di fornire un’auto per il protagonista. Mentre Jaguar si rifiuta di mandare sul set una E-Type, la casa svedese risponde volentieri alla chiamata e opta per una splendida P1800S. L’auto è frutto dell’esperta matita di Pietro Frua, e viene lanciata sul mercato nel 1961. Il coupé, con targa personalizzata ST1, è invece la vettura ideale per il personaggio principale. Esempio d’eleganza e sportività, di classe british particolarmente manifesta e per nulla mainstream.



		

Un po’ di numeri

La P1800 nasce dalla necessità di Volvo di avere un coupé sportivo in listino. Dopo aver fatto esperimenti con prototipi con carrozzeria in vetroresina, si decide di utilizzare una scocca in acciaio e la meccanica ben collaudata della 120 Amazon. Come anticipato poc’anzi, il disegno della linea viene affidato alla Frua di Torino, che realizza un’originale coupé a tre volumi dotata di ampie e meravigliose pinne posteriori. A livello tecnico, l’impiego del pianale – accorciato – della 120 comporta soluzioni molto classiche. Tra queste un motore anteriore longitudinale – un classico 4 cilindri con albero a camme laterale di 1778 cm³ – che grazie all’adozione di due carburatori SU è in grado di erogare 96 cavalli. Inoltre sono aggiunte trazione posteriore e retrotreno ad assale rigido. Ci sono però quattro freni a disco e un cambio manuale a 4 rapporti con overdrive elettrico.



		

Per la produzione il marchio svedese pensa subito alla Karmann che però, a causa del veto di Volkswagen per conto della quale assembla la Karmann Ghia, deve rifiutare la commessa. Il progetto P1800 viene quindi affidato alla Jensen, che assembla le scocche ed i pannelli della carrozzeria. Dopo alcuni problemi dovuti alla scadente qualità delle lamiere realizzate dalla Pressed Steel, Volvo decide di trasferire in Svezia l’assemblaggio della vettura, ampliando un’ala del proprio stabilimento di Göteborg. Dal 1963 la P1800 diventa la 1800S. Una versione con qualche cavallo in più, sospensioni più efficaci e sterzo migliorato arriva nel 1966. Tre anni dopo invece la cilindrata cresce fino a 1986 cm³, beneficiando anche dell’iniezione meccanica e raggiungendo la potenza di 118 cavalli. La vettura prende il nome di 1800E e nel 1970 si aggiunge anche un’interessante versione shooting brake, la 1800ES – nata dalla collaborazione tra Frua e la carrozzeria Coggiola. Usciranno dal listino qualche anno dopo, rispettivamente nel 1972 e nel 1973.

Autore:  Federico Fabbri
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