I carrozzieri che hanno fatto la storia: Pininfarina

Battista ‘Pinin’ Farina, desideroso di affrancarsi dal già affermato fratello Giovanni, decide di aprire, nel maggio del 1930, assieme ad alcuni soci come Vincenzo Lancia, la sua Carrozzeria in Corso Trapani a Torino. Pininfarina
è così finalmente libero di proporre le sue carrozzerie tondeggianti e raccordate già prima della II Guerra Mondiale, quando confermarono la loro efficacia con ottimi risultati anche in gara, specialmente se montate su meccanica Lancia Aprilia.
Una predilezione per le curve confermata dopo la pausa bellica e che portò alla consacrazione di ‘Pinin’ quale creatore di veri e propri capolavori. Anche se mai, occorre dirlo, disegnati da lui personalmente dalla A alla Z. La celeberrima Cisitalia 202, per esempio, fu da lui raffinata, ma il disegno fu di Giovanni Savonuzzi, l’ingegnere ferrarese che l’aveva progettata.

La nascita del mito

Questo occhio infallibile per i particolari è stata una delle doti più importanti di Pininfarina. Infatti si narra che quando gli presentarono il prototipo di quella che diventerà la Ferrari 365 GT/4 ‘Daytona’, ordinò di allargarla di due centimetri per parte. Diventò così una delle più suggestive GT del Cavallino per merito anche suo, oltre che di Leonardo Fioravanti che l’ha disegnata. Torniamo indietro al periodo post bellico. Dopo alcune magnifiche realizzazioni su telaio Alfa Romeo 2500 SS, 1900 Sprint e Lancia Aurelia si arriva, nel 1951, al famoso incontro, a Tortona (AL), con Enzo Ferrari. Questo porterà la Carrozzeria torinese a diventare, da quel momento, la quasi monopolista sui telai di Maranello. In quel momento in Pininfarina lavorava con profitto una squadra capitanata da Franco Martinengo. Fu quella che con un micidiale uno-due consente di immettere sul mercato due auto che entrano immediatamente nell’immaginario collettivo per non uscirne mai più. Ovvero l’Alfa Romeo Giulietta Spider e la Lancia Aurelia B24.

Si cambia cognome con gli anni sessanta

Di quegli anni è anche l’inizio della collaborazione con la Peugeot e la creazione della linea della Lancia Aurelia Florida. Due nascite che preannunciavano quella della Lancia Flaminia lanciata nel 1957. Ormai conosciuto come Pininfarina, Battista ottiene di mutare il suo originario cognome in tal guisa attraverso un Decreto del Presidente della Repubblica datato 6 Giugno 1961. Nonostante non cambi molto nel concreto, è con tale firma che la Carrozzeria guadagna la fama di cui ancora gode, e alla cui costruzione molto contribuì il citato legame con la Ferrari. Inoltre, per fortunata combinazione, quasi in contemporanea, la Ferrari decide di incrementare progressivamente la sua produzione di modelli ‘di serie’.

Una strada quindi che inizia con la 250 GT del 1958 (335 esemplari), per poi passare alla 250 GT 2+2 del 1962 (mille esemplari in due serie) e via via sempre più in alto. A metà degli anni ’60, alla Pininfarina il capo dello stile è diventato Aldo Brovarone. Sue la 500 Superfast II e la Dino 246 GT, per rimanere in casa Ferrari, ma anche l’Alfa Romeo ‘Duetto’ e le elegantissime coupé su base Peugeot 504 e Lancia Gamma, il suo ultimo acuto alla Pininfarina.

Verso gli anni settanta Fioravanti e C.

Nel frattempo, nel 1968, nasce la già citata Ferrari 365 GT4 ‘Daytona’, primo progetto guidato da Leonardo Fioravanti. Questi, avvalendosi anche della prima Galleria del vento in scala 1:1 disponibile in Italia (inaugurata alla Pininfarina nel 1970), produrrà in seguito una serie di capolavori che ha il suo architrave nella famiglia delle Ferrari 308/328/288 GTO, ma che comprende senz’altro anche la 365 GT4 2+2 e le varie serie della BB.

Segue Paolo Martin che firma fra le più belle macchine di serie della Carrozzeria torinese. A cominciare dalla perfetta Fiat 130 Coupé del 1971, per proseguire con la somigliante Rolls-Royce Camargue e finire con la Lancia Beta Montecarlo del 1975. Tra il 1973 ed il 1976 vengono assunti due stilisti che contribuiranno anche loro enormemente alle fortune del marchio, Lorenzo Ramaciotti ed Enrico Fumia. Alla supervisione del primo sono da ascrivere principalmente la Ferrari 456 GT, la Peugeot 406 Coupé e la Maserati Quattroporte V, oltre a tutte le Ferrari del periodo fino alla 612 Scaglietti e la F430 del 2004. Il secondo è invece l’autore delle Alfa romeo 164 e GTV/Spider tipo 916.

Il compimento di una carriera

Pur avendo creato la linea di tante vetture di serie, la Pininfarina mai ha trascurato la proposizione di ‘concept’ ai vari Saloni dell’auto. Infatti da ricordare le Fiat 1100 X e 600 Y (1961), la Alfa Romeo Giulia Sport (1965), la BMC 1800 Aerodinamica (1967), la Ferrari 512S ‘Modulo'(1969). Inoltre si aggiungono la Autobianchi A112 Abarth ‘Giovani’ del 1973, la Ferrari ‘Pinin’ del 1980, la Maserati Birdcage 75th (2005). A questo punto si può dire che termina il periodo d’oro della Carrozzeria torinese, anche se non la sua attività. Purtroppo la perdita di Andrea Pininfarina nel 2008 si abbatte come un fulmine su di una situazione che si stava facendo via via più pesante a causa della crisi dell’auto. Nel 2011 verrà chiuso l’ultimo stabilimento ancora attivo, quello di San Giorgio Canavese. La Firma però non muore, ed il Centro Stile e Ingegneria di Cambiano, insieme alla Galleria del vento, continuano a creare capolavori ritornando alle origini.

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